Cronaca | 20 settembre 2022, 23:11

Comune di Courmayeur a giudizio civile per la morte dei coniugi Mattioli nella frana in Val Ferret

Nel pomeriggio del 6 agosto 2018 la coppia, di rientro da un’escursione, era appena salita sulla Fiat Panda di famiglia in un’area parcheggio in adiacenza alla strada vicino al torrente Margueraz, quando il veicolo era stato improvvisamente travolto da una valanga di sassi e fango

La Panda dei coniugi Mattioli trascinata dalla massa detritica

La Panda dei coniugi Mattioli trascinata dalla massa detritica

Si è svolta oggi martedì 20 settembre, al tribunale di Aosta, la prima udienza della causa civile intentata contro il Comune di Courmayeur dai due figli di Vincenzo Mattioli e Barbara Gulizia, i coniugi milanesi rispettivamente di 71 e 69 anni rimasti vittime innocenti, quattro anni fa, dell’imponente colata detritica formatasi lungo il torrente Margueraz in concomitanza con una pioggia intensa abbattutasi sulla strada comunale della Val Ferret, dove stavano trascorrendo le vacanze.

In realtà si è trattato esclusivamente di un’udienza non in presenza ma a distanza, in cui i legali delle parti hanno richiesto, come di rito, i termini per il deposito delle memorie per la trattazione e l’istruzione della causa, che il giudice del tribunale di Aosta Paolo De Paola potrà concedere con apposita ordinanza, fissando contestualmente la data per la prossima udienza.

Nel pomeriggio del 6 agosto 2018 la coppia (nella foto scattata durante una vacanza al mare), di rientro da un’escursione, era appena salita sulla Fiat Panda di famiglia, lasciata in un’area utilizzata come parcheggio ubicata in adiacenza alla strada, all’altezza del punto in cui il Margueraz confluisce nel torrente Dora, quando il veicolo era stato improvvisamente travolto da una valanga di sassi e fango: per effetto del debris flow, come viene definito questo genere di fenomeni, l’utilitaria è stata scaraventata nel torrente Dora e i due malcapitati sono deceduti per asfissia meccanica da schiacciamento.

La Procura di Aosta ha subito aperto un procedimento penale a carico dell’allora sindaco della nota località turistica valdostana, Stefano Miserocchi, indagato per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravissime, reato omissivo improprio e disastro colposo per frana e messa a rischio dei pubblici trasporti: oltre al decesso dei coniugi Mattioli, la frana aveva causato diversi feriti, oltre a ingenti danni materiali alle auto travolte.

Gli avvocati (Studio 3A Valore) a cui i due figli delle vittime si sono affidati per essere assistiti, attraverso la consulente legale Sara Donati, hanno prodotto svariati pareri di esperti che hanno certificato come quel sito, oltre ad essere ad alto rischio idrogeologico, poteva essere soggetto a fenomeni di debris flow, già successi in passato, gli ultimi nel 1986 e 1987, e sempre in agosto. Hanno richiamato le disposizioni della stessa Regione che avrebbero richiesto l’allerta meteo che invece non è stata diramata. E, soprattutto, hanno puntato il dito - elemento decisivo condiviso anche dal consulente tecnico nominato dalla Procura - contro la scelta dell’Amministrazione comunale di ubicare quel parcheggio, peraltro utilizzatissimo da quanti poi salgono verso il rifugio Bertone, e di consentirne di fatto il pubblico utilizzo, lungo la val Ferret, non solo in un’area a F1 a elevata pericolosità di frana ma anche nel punto più pericoloso e vulnerabile del conoide del torrente Margueraz, che per la sua collocazione è destinato inevitabilmente a ricevere le ingenti masse detritiche che si liberano da lversante della montagna in caso di debris flow. E ciò nonostante i pareri negativi espressi dal Corpo Forestale sull’opportunità di realizzare posteggi un quell’area.

Quanto al versante della montagna, il Comune di Courmayeur aveva il potere di eseguire opere di manutenzione finalizzate a scongiurare eventi franosi, ma soprattutto aveva il potere di regolamentare e vietare l’utilizzo di quel parcheggio neppure segnato nel Piano Regolatore ma dove la sosta, soprattutto dei turisti, era una prassi, né vi era all’epoca alcun segnale di divieto o anche di semplice pericolo.

Nonostante tutte queste circostanze, una dettagliata memoria e un puntuale atto di opposizione, tuttavia, alla fine la Procura di Aosta ha chiesto e ottenuto dal giudice (il 22 aprile 2021) di archiviare il fascicolo, ritenendo l’evento non prevedibile.

Ma i figli dei coniugi Mattioli non potevano accettare che una tragedia di queste proporzioni, e determinata da tali omissioni, potesse essere archiviata come una 'fatalità' e hanno deciso di continuare la battaglia sul fronte civile, dove la prospettiva è totalmente diversa e a rispondere è un’intera Amministrazione comunale peri propri atti nel corso del tempo.

“Lo facciamo innanzitutto per sensibilizzare sulla pericolosità di quell’area a cui i mei genitori erano molto legati -avevano spiegato nei mesi scorsi Simone ed Emanuela Mattioli nell’annunciare l’iniziativa - affinché vengano prese ulteriori misure di protezione rispetto a quelle che poi il Comune ha preso dopo la tragedia. Oggi, è vero, quel parcheggio è stato chiuso, sono dovuti morire i nostri genitori per prendere questo provvedimento di buonsenso, ma la strada passa ancora lì, accanto a un torrente che non ha proiezioni adeguate e che scaricherà ancora: non possiamo pensare che altri, e qui parliamo di famiglie e bambini, possano andare incontro alla stessa tragica sorte dei nostri genitori”.

E poi, ovviamente “ci aspettiamo il riconoscimento di una responsabilità quantomeno civile in capo al Comune, che aveva ed ha la gestione di quei luoghi e di quel parcheggio e che non ha garantito l’incolumità delle persone: qui siamo di fronte a una mala gestio del territorio da parte delle varie Amministrazioni comunali succedutesi nel tempo che durava da decenni e di cui noi abbiamo pagato un prezzo altissimo e inaccettabile”.

pa.ga.