Religio et Fides | 23 aprile 2023, 07:53

Liberazione di Pietro, 1616-Gerard van Honthorst (1592-1656)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

Liberazione di Pietro, 1616-Gerard van Honthorst (1592-1656)

Soffermiamoci sulle parole di Pietro che troviamo nella prima lettura tratta dagli Atti degli Apostoli; si sta rivolgendo agli ebrei del suo tempo e parlando della resurrezione di Cristo: “Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere". Dice infatti Davide a suo riguardo: «Contemplavo sempre il Signore innanzi a me; egli sta alla mia destra, perché io non vacilli. Per questo si rallegrò il mio cuore ed esultò la mia lingua, e anche la mia carne riposerà nella speranza, perché tu non abbandonerai la mia vita negli inferi né permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione».

E’ importante prendere coscienza che la resurrezione non è un evento che riguarda soltanto Gesù circoscritto nel passato, ma i suoi effetti si sono diffusi nello spazio e nel tempo e di conseguenza raggiungono anche noi ed hanno efficacia nel presente e nel futuro. Le parole di Pietro ci richiamano ad una realtà che spesso ignoriamo: la morte esiste  in tutta la sua crudezza e realtà ma non ci può tenere in ostaggio e in suo potere per sempre perché esiste la resurrezione nella vita eterna; il peccato sì fa parte dell’esistenza terrena ma non ci può sequestrare del tutto, ha un limite, quello del perdono.

Liberazione di Pietro è un dipinto (1616) del pittore olandese Gerard van Honthorst (1592-1656) noto anche come Gherardo delle Notti. Egli trasse ispirazione dai grandi maestri italiani ed in particolare da Caravaggio, non a caso le sue opere sono caratterizzate dal contrasto di tenebra e luce. Il dipinto in questione fa riferimento a quel passo degli Atti degli Apostoli dove si narra che Erode decide di perseguitare coloro che si professavano cristiani e fa arrestare l’apostolo, ma nella notte, in una luce sfolgorante appare un angelo che lo libera. Non esiste situazione che possa tenerci incatenati per sempre: può succederci di cadere nel peccato ma se ci lasciamo prendere per mano dal Signore e dalla sua misericordia possiamo rialzarci e riprendere il cammino sui sentieri del bene e della felicità; se siamo nella prova, in un momento di crisi o nel lutto avvertiamo sì tutto il peso del dolore ma non dobbiamo dimenticarci che abbiamo Dio accanto che ci accompagna e che non ci lascia soli. Prima o poi ci troveremo faccia a faccia con la morte che in tutti suscita inquietudine e paura ma anche da qui se ne esce; essa è soltanto un passaggio oscuro nel quale Cristo risorto ci prenderà per mano per condurci alla luce della vita eterna. Con la sua morte e resurrezione Gesù ci assicura che non esiste luogo e situazione nella quale Lui non possa farsi vicino per condurci pian piano fuori.

Credere nella Pasqua non è trovare risposte ad ogni nostro interrogativo, al perché si muore o al perché si soffre ma è trovare una presenza, quella di Dio che è sempre al nostro fianco per ricondurci sul sentiero della vita, esattamente come evocano le parole del salmo 16:“perché non abbandonerai la mia vita negli inferi, né lascerai che il tuo fedele veda la fossa. Mi indicherai il sentiero della vita…”.

Nella fossa del peccato, della disperazione e della morte ci finiamo ma Gesù risorto è accanto a noi per dirci che vi è uscita. Spesso accade però che ci comportiamo come i due discepoli di Emmaus che incontriamo nel brano di Vangelo: camminano con il volto triste, molto probabilmente con gli occhi rivolti in basso e per questa ragione non si accorgono immediatamente che quell’uomo che si era avvicinato a loro era Gesù risorto, quel Maestro nel quale avevano riposto le loro speranze. Sono in ascolto soltanto della delusione, dell’afflizione, della tristezza e non comprendono che Cristo è con loro.

Dio non ci esonera dalle prove, dalle crisi, dalle difficoltà e dai tratti di salite; non può opporsi alla nostra libertà di prendere strade sbagliate, non può impedire le malattie, gli incidenti e la morte ma una cosa può: camminarci accanto ovunque andiamo entrando accompagnandoci nelle zone d’ombra della nostra esistenza con la sua luce .Per non farci sentire soli e poi, proprio come fa con i due discepoli di Emmaus, passo dopo passo per condurci fuori ed aiutarci a rivedere la luce, a ritrovare il sentiero della vita.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta.

Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte.

Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura. Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea.

Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito.

Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.

 

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it