Scientia | 05 maggio 2023, 10:30

L’armonia nella connessione tra passato, presente e futuro: la bellezza della medicina predittiva

Quarto capitolo di un'analisi a puntate - pensata e organizzata dal ricercatore medico Diego Tomassone per LAPRIMALINEA.IT - la più approfondita e chiara possibile su un tema che, lungi da scelte ideologiche o 'di campo' necessita di un approccio scientifico

L’armonia nella connessione tra passato, presente e futuro: la bellezza della medicina predittiva

Al giorno d’oggi tutto sembra instabile, precarietà e incertezza imperano indisturbate e nella moltitudine di tinte poco rassicuranti ogni cosa assume una forma indefinita.

L’emozione che prevale in ogni individuo è senza alcun dubbio la paura, un meccanismo di difesa che se vissuto in maniera inappropriata trasporta prepotentemente nella dimensione dell’irrazionale, induce all’evitamento di determinate situazioni e, addirittura, alla stasi. Lo scorrere del tempo è ciò che maggiormente atterrisce. Siamo tutti abbastanza consci di ciò che siamo stati in quei momenti che adesso non esistono più e sappiamo qualcosa di ciò che siamo in quest’attimo che pian piano e, al contempo, troppo velocemente sta correndo via. Purtroppo, però non abbiamo alcuna contezza di ciò che saremo in quelle circostanze che ancora non sono e non possono esistere se non nell’immaginario che alberga in ognuno noi. 

“Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Queste tre specie di tempi esistono in qualche modo nell’animo e non le vedo altrove: il presente del passato è la memoria, il presente del presente la visione, il presente del futuro l’attesa.” Questo era quanto sosteneva Sant’Agostino e, in quest’epoca oscura, le sue restano senza alcun dubbio parole illuminanti. Infatti continuiamo a celarci dietro ad assurdi timori e dimentichiamo l’unico tempo che possediamo realmente e su cui possiamo agire effettivamente, affinché qualsiasi preoccupazione non si concretizzi. Siamo troppo abituati a non aver cura di ciò che abbiamo e trascuriamo quasi completamente il tempo in cui siamo.

Però quello che dovrebbe essere evidente ai nostri occhi è che è possibile pensare a ciò che è stato e a ciò che sarà solo in funzione di ciò che è: il ricordo e la speranza non appartengono a ieri e neppure al domani, poiché si manifestano nell’oggi. Insomma il passato e il futuro possono essere concepiti solo come presente e, in esso, il primo viene a delinearsi come una narrazione ben nota ma sempre in grado di generare nuovi significati per il raggiungimento di una maggiore consapevolezza, mentre il secondo è il ritratto della direzione da intraprendere, quel luogo dei sogni che accende l’immaginazione e stimola la motivazione. Dunque l’unico modo che abbiamo per far sì che il nostro tempo sia davvero ricco e sano è donare razionalità all’inquietudine che ci attanaglia e afferrare una coscienza che sappia rinnovarsi quotidianamente e un coraggio che riesca a riconoscersi dinanzi a qualsiasi timore.

Questo è ciò che tende a fare la medicina predittiva, quel nuovo modello di medicina che osserva con sguardo attento e trasformativo il passato per trarne importanti lezioni e volge la massima attenzione al futuro per evitare che assuma una forma alterata e dannosa. Tutto questo lo fa continuando a nutrire una profonda ammirazione per il presente, tempo nel quale si dispiega in tutta la sua grande forza e profonda bellezza.  Essa, identificando e analizzando i fattori di rischio genetici e ambientali che prefigurano la probabile storia clinica di un individuo, suggerisce stili di vita e terapie personalizzate volte a ritardare, minimizzare o annullare il rischio stesso.

Come sottolineato nell’articolo precedente, è davvero importante che un medico si avvalga di una conoscenza biologica integrale e unitaria dell’uomo per evitare che quest’ultimo si ammali e per aiutarlo nel percorso verso la guarigione. Il numero dei geni è solo uno degli elementi necessari per misurare la complessità di un organismo, ciò che risulta decisivo è il modo in cui essi determinano la loro influenza sullo stesso mediante il ruolo delle proteine costruite con le loro istruzioni. Per codificare le proteine, questi devono ricevere segnali da altri geni, funzionalmente connessi in una rete di informazioni in cui ognuno può avere compiti differenti, sia per l’influenza che può esercitare su altri gruppi di geni a seconda delle circostanze, sia per la codifica di proteine con funzioni diverse in cellule appartenenti a tessuti distinti.

Dunque è principalmente il numero, perlopiù ignoto, delle proteine e l’incarico che esse rivestono a determinare la complessità funzionale del genoma. La maggior parte delle differenze esistenti tra gli individui sono rappresentate dai singoli polimorfismi nucleotidici, ossia dai cambiamenti di una singola base nel DNA, e da variazioni come delezioni e duplicazioni di regioni più o meno estese del genoma.

Tali mutazioni  possono certamente avere un impatto importante sul rischio di sviluppare una malattia e sulle nostre risposte ambientali a fattori esterni, come microbi infettivi, tossine  e farmaci, e avvengono soprattutto in regioni che non codificano proteine, ma si mantengono neutrali in termini di evoluzione o influsso sulla salute. Va ricordato che il DNA non è un’entità statica, ma è soggetto a cambiamenti ereditari che insorgono casualmente e che sono alla base del processo evolutivo. Il DNA che costituisce un gene ha una sequenza caratteristica e fissa di elementi e una mutazione genetica ne costituisce una variazione tale da dare segni visibili di malattia.

Anche il polimorfismo (SNP) è una variazione nella sequenza del DNA e la sua presenza nella maggior parte dei soggetti non produce effetti evidenti, ma può favorire lo sviluppo di vari disturbi se si presentano determinate condizioni ambientali. Comunque, sebbene anche la dieta e l’ambiente siano fattori rilevanti, la raccolta delle informazioni mediante le analisi genetiche fornisce utili indicazioni ai fini dell’individuazione della cura ottimale per ciascun individuo. Negli ultimi anni la farmacogenetica, ossia lo studio della variabilità della risposta individuale al farmaco legata all’ereditarietà e alle caratteristiche genetiche personali e familiari, e la farmacogenomica, che invece si occupa di tutti i geni che possono condizionare la risposta individuale a una terapia, hanno permesso di individuare geni specifici capaci di influenzare il metabolismo dei farmaci. 

Attualmente, purtroppo, si tende ancora a sviluppare medicinali basandosi sul presupposto che la risposta al farmaco sia uniforme per tutti gli individui. Tuttavia, come suddetto, lo studio della variabilità genetica individuale in relazione alla risposta clinica ha dimostrato che ognuno reagisce in  maniera differente ai vari trattamenti e che, a volte, si verificano effetti davvero deleteri. Il nostro DNA, quindi, determina le varie suscettibilità alle patologie e studiarne la struttura attraverso la genetica è di fondamentale importanza, però ciò che si rivela ancor più rilevante è l’accurata analisi del modo attraverso cui i geni si esprimono, ossia l’epigenetica, che pone lo sguardo sull’ambiente e sullo stile di vita di ogni individuo. È proprio lì che occorre agire per far in modo che il sistema complesso uomo possa contemplare quell’armonioso equilibrio capace di abbracciare passato, presente e futuro con stabilità e persistenza.

In questa nuova prospettiva non ci si incentra semplicemente sulla malattia, ma ci si rivolge soprattutto al benessere delle persone e alla risposta individuale a qualsiasi alterazione, indicando gli stili di vita più idonei alle caratteristiche personali e le scelte alimentari più opportune. Dunque ogni trattamento non deve essere esclusivamente terapeutico, ma innanzitutto preventivo e personalizzato. Deve valutare con attenzione le peculiarità dell’individuo e quindi la risposta agli insulti esterni, così come insegna Hahnemann quando parla di costituzione e miasmi, di cui l’equivalente moderno sono proprio i polimorfismi genetici.

Pertanto è sempre più evidente quanto sia importante essere seguiti da professionisti che offrano una Terapia Personalizzata di Precisione (TPP), i quali sappiano diagnosticare il terreno individuale così da prevenire le malattie basandosi sui fattori predisponenti e silenziandoli, magari avvalendosi di una cura omeo-simile che vada a individuare il 'Simillimum', ovvero il rimedio unico che più assomiglia al singolo malato.

Insomma, spesso temiamo l’idea di venire a conoscenza di situazioni che possano turbare un’apparente ma confortante stabilità e quell’emozione ci costringe all’immobilità e ci impedisce di tutelare ciò che costituisce la vera essenza, quando invece sarebbe opportuno tornare alla filosofia cinese, in virtù della quale il medico veniva pagato per mantenere in salute in quanto il suo compito primario era la prevenzione e non la cura. In fondo la paura della rivelazione ci lascia soli e indifesi, sospesi in un tempo senza tempo che non sa dare alcuna risposta e nutre costantemente ulteriori dubbi e preoccupazioni. La medicina predittiva, invece, di risposte e soluzioni ne ha molte e, con esse, può dar luce a quella strada che resta troppo spesso poco illuminata e che può portare verso una grande trasformazione, necessaria per ritrovare sempre la vera armonia e il giusto equilibrio.

CONTINUA

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CHI E' DIEGO TOMASSONE

Medico chirurgo piemontese, esercita la libera professione occupandosi prevalentemente di immunologia, pediatria e medicina predittiva, avendo conseguito diversi master post laurea e un dottorato di ricerca in malattie infettive, microbiologia e sanità pubblica.

Esperto di medicine non convenzionali (iscritto nel Registro dell’OdM di Torino per la disciplina Omeopatia), oltre alla laurea in medicina e chirurgia, ha conseguito la laurea triennale in scienze matematiche, e le lauree magistrali in fisica e chimica.

 

 

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CHI E' VALENTINA ADIUTORI

Valentina Adiutori nasce ad Anagni (FR) il 13 maggio1989.

All'età di sette anni si avvicina agli spartiti musicali e la bellezza disarmante delle note la trasporta in un mondo di soli suoni e colori. Quello strano universo, che dona concretezza all'astrattezza e mette ordine nel disordine, la affascina incredibilmente e diventa inchiostro versato su candidi fogli, fino a poco prima privi di qualsiasi sfumatura. Le emozioni si trasformano in fiumi prorompenti di parole che riescono a creare immagini entusiasmanti e divengono rime, strofe, canzoni, poesie.

Passano gli anni e quella bambina, con le sue mille fantasticherie scritte ovunque, lascia spazio a una ragazza che si avvicina sempre più alla letteratura e alla filosofia, materie che appagano oltremodo la sua sete di conoscenza e la rendono estremamente attenta, curiosa e introspettiva.

È allora che acquista la consapevolezza della grandezza dei sogni che stringe tra le mani e cerca di renderli una solida realtà, perciò partecipa a vari concorsi letterari nazionali e internazionali, ottenendo importanti riconoscimenti.

Nel medesimo periodo inizia a studiare armonia e composizione e al contempo scrive documentari per un'emittente televisiva locale.

Nel 2006 pubblica il romanzo 'Alla ricerca di un sogno da vivere' (Montedit) e nel 2007 vede la luce 'NON c'era una volta' (Il Filo).

L'anno successivo consegue il diploma di Liceo Scientifico e, dopo essersi trasferita in un paesino in provincia di Trento, si laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Verona. 

Nel 2023 consegue il master in Marketing Management nell'Università degli Studi Niccolò Cusano.

 

 

 

 

 

 

Valentina Adiutori