"Nella sua introduzione ai lavori del Consiglio Pastorale Diocesano, il Vescovo di Aosta, monsignor Franco Lovignana, sottolineava l’importanza della dimensione dell’accoglienza. Credo che questa indicazione sia quanto mai opportuna e necessaria".
Così don Isidoro Mercuri Giovinazzo, nella sua veste di Direttore dell’Ufficio di Pastorale della Salute della diocesi di Aosta, ha aperto giovedì scorso il suo intervento alla riunione del nuovo Consiglio Pastorale Diocesano.
"Dobbiamo cercare, con ogni sforzo -ha detto don Mercuri Giovinazzo - di allontanare ciò che vi si oppone. Mi riferisco a chiusure e resistenze, sempre più diffuse ed estremamente divisive, che occorre necessariamente rimuovere. Da buon cappellano ospedaliero uso una categoria sanitaria per condividere questo pensiero con voi".
Il sacerdote valdostano ha individuato nel nostro tempo "tre gravi patologie, che limitano fortemente ogni tentativo di buona accoglienza:
- Disaffezione nei confronti di qualunque istituzione e in ciò che essa propone alla collettività, (Chiesa, Politica, Legislazione, Giustizia, Stato ecc..): c’è una tendenza diffusa al giudizio negativo, un relativismo serpeggiante che tenta di mistificare ogni buona intenzione
- Anaffettività dilagante e sfiducia nel prossimo: forse come scudo di protezione da eventuali delusioni. Ciò procura una reale chiusura e conseguente difficoltà nelle relazioni interpersonali.
- Affermazione del proprio spazio e del proprio ruolo: spesso si sente nei confronti dell’altro una sorta di minaccia, una ingerenza, che limita la propria libertà di azione".
Alle patologie descritte don Mercuri Giovinazzo ha individuato queste terapie:
- Tornare a monte, rispetto alla disaffezione e ciò che l’ha procurata.
- Largheggiare in tenerezza, la gente è molto sola e desidera comprensione e benevolenza.
- Coinvolgere senza gelosie ed egocentrismi, adoperandosi per collaborare positivamente con gli altri.