"Vivere o morire". Più che uno slogan è un avvertimento, quello lanciato ieri da Joseph Cesar Perrin dal palco del Centro congressi del Grand Hotel Billia di Saint-Vincent, durante l'incontro dei partiti autonomisti valdostani sulla strada della possibile 'réunion'. Oltre trecentocinquanta persone hanno assistito agli interventi di diversi oratori. Dopo le entusiaste dichiarazioni di due giovani autonomiste, Sylvie Hugonin -animatrice principale della Jeunesse Valdôtaine- ed Eloïse Villaz, è intervenuto Joseph-César Perrin, memoria storica dell'Uv e già assessore regionale. Si è autodefinito "un vecchio barbagianni in un mondo che è molto evoluto".
Ricordando gli "odi tra le persone" che hanno portato alla diaspora autonomista con la nascita di numerosi partiti dall'Union, Perrin ha proposto di arrivare a "una forza che deve pensare a tutto il popolo valdostano, a tutta la Valle d'Aosta. È normale che al nostro interno ci siano visioni diverse- ha detto- ma bisogna ascoltare tutte queste persone, saper interpretare i loro pensieri, avere la pazienza di comprendere e tirare le conclusioni". Per Perrin, serve "un movimento che non sia dittatoriale, ma all'ascolto della popolazione". E ha concluso: "Viva la riunificazione, viva il futuro movimento autonomista forte e al servizio dei valdostani".
Damien Charrance, presidente di Vallée d'Aoste Unie e portavoce del Mouv', ha sostenuto che "la ricomposizione dell'area autonomista valdostana non è un obbligo", ma "deve essere una volontà". "Per la diaspora autonomista, relazioni sono finite, amicizie sono finite - ha detto. Vogliamo riunificare ma con principi base, sotto le colonne portanti dell'amministrazione di cui oggi ci vantiamo. Negli anni in cui la politica è stata assente, la nostra amministrazione è stata privata delle direttive necessarie".
Conciso e diretto l'intervento di Cristina Machet, presidente dell'Union Valdôtaine: "Parlo al cuore degli unionisti: sanno che è importante fare questo passo, bisogna farlo. Bisogna girare pagina: tutti nella nostra storia abbiamo vissuto situazioni non facili, ci sono ferite ancora aperte. Ma in questo momento non si può pensare alle persone, ma all'autonomia".
La presidente del Leone rampante, al centro del palco tra i portavoce delle cinque forze politiche (UV, Vda Unie, Alliance, Mouv e Pays Souverain) che hanno risposto "presente" all'appello della 'réunion', ha attaccato lo Stato italiano e il governo: "Lo Stato sta costruendo ipotesi di autonomia differenziata. Ma è un modello sbagliato: se ci sono tot persone, ci va una scuola, se ce ne sono tot ci va un ospedale. Noi vogliamo affermare il nostro particolarismo, il modello delle scuole di villaggio". Per Machet, "gli autonomisti hanno ancora l'ispirazione della politica? Sì, il faro c'è, bisogna alimentare la voglia di fare politica tra i giovani". Machet si è definita "una mamma, che interviene quando i bambini litigano tra loro. Costruiamo un piccolo puzzle che si comincia a costruire: il primo passo c'è: questa sala piena lo dimostra".
"Grazie al nostro radicamento sul territorio e facendo insieme della buona politica possiamo essere un'alternativa al centralismo dilagante", ha detto invece Albert Chatrian, coordinatore dell'Alliance Valdôtaine e capogruppo in Consiglio Valle
"Va bene che ci siano i movimenti nazionali in Valle d'Aosta - ha ribadito - ma non abbiamo gli stessi obiettivi e gli stessi interessi. Dobbiamo pensare a un unico movimento plurale, che sappia raccogliere uomini, donne, idee, dandosi delle regole giuste per la partecipazione di tutti. Questo è l'impegno che dobbiamo assumerci oggi".
Sul palco si sono avvicendati diversi esponenti politici: Christian Sarteur (PAS) ha ricordato la necessità di "sganciarsi dal centralismo e riqualificare la nostra piena autonomia territoriale"; Luciano Caveri (VdA Unie) ha evidenziato "la necessità di chiudere la réunification entro la fine dell’anno. Ancora prima della politica c’è il senso identitario, sapendo che su questo si basa l’Autonomia. Identità che certo cambia nel tempo e bisogna conciliare tradizione e rinnovamento”.
Ha aggiunto poi Caveri:”l’altro filone è quello giuridico, perché l’Autonomia è fatta di poteri e competenze. Lo Statuto va aggiornato con una battaglia politica, sapendo che il centralismo romano è un’evidenza purtroppo in crescita”.
Laurent Vierin ha insistito sulla ineludibilità di un rinnovamento della politica valdostana che coinvolga la base e sia capace di far ritornare il "gusto" della politica attiva; Paolo Contoz (Uv) ha ricordato che "senza regole chiare e precise la 'réunion' rischia di non andare da nessuna parte se non lasciare il posto ai volti dei 'soliti noti' che pur se indispensabili possono ricoprire ruoli diversi da quelli amministrativi".