Religio et Fides | 21 maggio 2023, 07:18

Sky Mirror, 2017 - Anish Kapoor (1954)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

Sky Mirror, 2017 - Anish Kapoor (1954)

“Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”, con queste parole di Gesù si conclude il Vangelo secondo Matteo e non è un caso che vengano proposte in occasione della solennità dell’Ascensione con la quale si conclude il cammino terreno di Cristo: si è fatto uomo, è morto e risorto e infine torna da dove è venuto.

Gesù lascia i discepoli ma li rassicura rivelando che sarà presente tutti i giorni e questo vale anche per noi. Il Figlio di Dio, ascendendo in cielo, non sparisce e neanche ci dice che è reperibile solo a giorni alterni, non fa orario d’ufficio ma è sempre con noi!

Mi piace pensare che ascendendo in cielo Gesù non intende ristabilire una distanza tra Dio e uomo bensì creare un collegamento permanente tra cielo e terra, un legame che niente e nessuno può interrompere ed è per questa ragione che noi possiamo connetterci con Lui in qualsiasi momento.

Cristo facendosi uomo ha reso meno distante il cielo, cioè la realtà di Dio, con ciò non vuol dire che la Trinità stia fisicamente nella volta celeste ma che esiste una dimensione che va oltre lo spazio ed il tempo nei quali siamo inseriti e grazie a Gesù ed allo Spirito Santo. Ecco che possiamo entrare in comunicazione con questa realtà ultraterrena.

Anish Kapoor (1954) è un artista contemporaneo di origine indiana che amo molto perché con i suoi lavori riesce a ricordare all’umanità di oggi che non siamo solo corpo e materia ma che esiste una dimensione spirituale.

Sono celebri e di grande effetto i suoi Sky Mirror che ha disseminato in diversi luoghi del mondo, in particolare vorrei citare quello posto nella piazza antistante il Casinò di Monte Carlo, un luogo dove si giocano grosse somme di denaro, davanti al quale sfilano auto di lusso. Nella città monegasca, dove la ricchezza è ostentata ad ogni angolo, l’artista ha posto un grande disco di acciaio lucidato che riflette e cattura il cielo portandolo sulla terra, ricordandoci che noi non siamo solo apparenza, denaro, materialismo ma c’è molto di più .In ciascuno di noi c’è un pezzo di cielo che Dio ha posto in noi e che ci consente in ogni momento di sintonizzarci con Lui.

Il brano di Vangelo che la liturgia della Chiesa ci propone per la solennità dell’Ascensione inizia con queste parole: "In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato". Gesù ci ha indicato i luoghi nei quali possiamo incontrarlo, che ci aiutano a percepire la sua presenza. Questi luoghi sono i sacramenti della Chiesa, l’ascolto della Parola di Dio, la preghiera quotidiana, il silenzio, la bellezza della natura.

Ma noi spesso siamo altrove, fuori da noi stessi, siamo presi da altro, sempre in superficie.

La scultura di Kapoor posta nel mezzo del lusso sfrenato, dell’apparenza e dello sfarzo è una lente che ci invita a guardare oltre, ad osservarci dentro per non dimenticare che siamo anche spirito, che possediamo un’anima, che in ciascuno di noi c’è un luogo dove possiamo incontrare Dio ed avvertire la sua presenza che accompagna, che consola, che incoraggia e che smuove all’amore.

Per questa ragione ci fa bene ogni giorno fermarci a pregare, fare un istante di silenzio, ascoltare la Parola di Dio; tutte cose che ci permettono di accorgerci del nostro cielo interiore.

Maggio solitamente è tempo di prime comunioni: un’occasione anche per noi adulti per riscoprire la bellezza di questo sacramento che ci ha donato Gesù per nutrire l’anima, per sostenerci nella fede, per incoraggiarci nella speranza e per infonderci l’energia necessaria per amare.

Con la comunione introduciamo in noi il Signore ma allo stesso tempo sono convinto che Lui sia già in noi, risiede in quel pezzo di cielo che tutti possediamo al fine di comunicarci e far entrare in noi la luce di Dio che, rischiarandoci, ci aiuta ad intravedere il nostro cielo interno.

In sintesi rappresenta quel cibo che allarga il nostro cuore; quando una persona mangia poco lo stomaco tende a restringersi e la comunione è quel nutrimento che introduciamo per allargare lo stomaco dell’anima, per dilatare la nostra interiorità ed accorgerci che Dio è con noi tutti i giorni.  

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta.

Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte.

Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura. Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea.

Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito.

Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.

 

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it