Religio et Fides | 11 giugno 2023, 09:00

'La ricetta del cuoco', 1878 - Théodule Ribot (1823-1891)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'La ricetta del cuoco', 1878 - Théodule Ribot (1823-1891)

Dio, più che ricevere preferisce donare ed è per questo che ha inventato i sacramenti, in particolare quello dell’Eucaristia con il quale si dona nel Corpo e Sangue di Gesù dei quali ricordiamo l’importanza nella solennità del Corpus Domini.

Cucinare per qualcuno è certamente un atto di amore, preparare un pasto implica il prendersi cura dell'altro. In modo particolare lo è per noi italiani, che con il cibo abbiamo un rapporto speciale, passionale e viscerale anche se, a dir del vero, in paesi stranieri ho avuto modo di  incontrare persone amanti del cibo e generose nel prepararlo.

Nei paesi dell’Italia meridionale c’è un vero e proprio culto della tavola, si esagera nelle dosi perché l’abbondanza è strettamente collegata all’abbondanza di affetto; è un modo per dirti che ti voglio bene, che ti accolgo e che ci tengo a te; più o meno a tutti sarà capitato almeno una volta di essere invitati a pranzo o a cena da qualche persona o famiglia meridionale e sentirsi ripetere più volte dinanzi ad una tavola stracolma : “Mangia! Mangia! Mangia!”.

Dio, poiché ci tiene a ciascuno di noi, ha inventato la Comunione con la quale mangiamo Lui e ci dice: “Mangia! Mangia! Mangia, non aver paura!”. A volte abbiamo timore di accostarci a questo dono pensato per noi; non si tratta di un premio, bensì di un cibo che serve a nutrire l’anima, spesso somigliante a uno stomaco vuoto che brontola; altre volte lo si sottovaluta e lo si sminuisce. Quanti , pur andando a Messa non fanno la comunione.

E’ come andare al ristorante e sedersi senza mangiare nulla! Assurdo! Questo accade perché nel passato c’era l’abitudine di comunicarsi una volta l’anno, a Pasqua solitamente; oppure perché si pensa che sia una roba da bambini o da bigotti; altri giudicano e pensano che chi fa la comunione sia peggio di chi non la fa; oppure perché è da molti anni che non ci si confessa ma in questo caso è sufficiente farlo. E' palese chela confessione non deve precedere ogni volta la comunione,ma ogni tanto fa molto  bene per fare un po’ di ordine dentro di noi.

Sono pochissimi i casi nei quali una persona non può accostarsi del tutto alla comunione. Quando perciò andiamo a Messa pensiamo che è come se andassimo al ristorante dove c’è un cuoco, il sacerdote, che prepara e ci offre gratis un cibo che nessun altro locale e chef sono in grado di offrirci: è Cristo risorto con tutta la sua forza e vitalità! Tutto ciò avviene per mezzo e per dono di Dio.

Per questa ragione Gesù, nel brano di Vangelo dice di sé: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo… se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”. Quando facciamo la comunione riceviamo la vita di Dio che Lui desidera donarci perché sa che spesso siamo fiacchi, smorti per via delle pesantezze dell’esistenza.

Mi colpisce sempre molto una frase del santo Curato d’Ars che non era certo un prete superficiale: “Non dite che non ne siete degni di fare la comunione. E’ vero: non ne siete degni, ma ne avete bisogno!”.

Théodule Ribot (1823-1891) è stato un pittore ed incisore francese che ispirandosi a Rembrandt e Ribera partiva dalla realtà per creare scene caratterizzate dal forte contrasto di chiari e scuri; tra le sue opere numerose sono ispirate all’ambiente della cucina come nel caso dell’incisione: La ricetta del cuoco del 1878.

Ci sono ricette di ogni tipo nell’ambito culinario ma quella ideata da Dio è di una forza e semplicità pazzesche: del pane azzimo, del vino a cui viene unito un goccio di acqua dove il tocco unico è dato dalla transustanziazione e cioè il momento in cui il sacerdote li consacra e cambia la loro sostanza diventando Dio.

Alcune persone insistono nel farci mangiare quando ci invitano a casa perché è un modo non solo per farci sentire accolti ma anche per dirci che desiderano condividere la loro vita con noi, è una maniera per donare qualcosa di loro stesse e questo a maggior ragione desidera farlo il Signore con noi: ci invita a Messa e a mangiare da Lui per condividere la sua vita e non per ritirare il premio di perfetto cristiano.

Spesso la gente mi invita a pranzo, soprattutto in occasione di una festa o di una ricorrenza, è un modo per dire che ci tengono che io condivida un momento bello della loro esistenza. Gesù invitandoci ogni fine settimana a Messa ci dice: “Hai voglia di condividere un po’ della mia vita?”.

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta.

Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte.

Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura. Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea.

Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito.

Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.

 

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it