“Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano”. Con queste parole Gesù desidera farci comprendere che è felice chi sa guardare e ascoltare, chi sa cogliere la presenza di un Dio che si dona a noi con grande generosità, senza lesinare poiché è come il seminatore della parabola che con abbondanza getta semi ovunque.
Il problema è nostro, semmai, che non sappiamo accorgerci ed accogliere ciò che il Signore ci offre e i due canali per renderci conto di ciò che Lui fa per noi sono lo sguardo e l’udito. Possiamo avere un’ottima vista ma spesso non sappiamo vedere perché, troppo ripiegati su noi stessi, guardiamo soltanto a ciò che non abbiamo, a ciò che non va e non ci rendiamo conto dei doni che ci circondano e con i quali il Signore si fa presente.
Vedere bene vuol dire imparare ogni giorno, mattina e sera, a ringraziare dicendo a noi stessi e a Dio nella preghiera quali sono gli aspetti positivi della nostra esistenza: già solo per il fatto che siamo vivi, per chi ci vuole bene, per le capacità e le possibilità che abbiamo. Questo esercizio va svolto quotidianamente perché spesso siamo come la strada, il terreno sassoso o i rovi dove il seme non fa presa, come racconta Gesù nella parabola: anche se oggi ringraziamo dopo poco rischiamo di ricadere nuovamente nella lamentazione perciò ogni giorno dobbiamo rinfrescarci la memoria per renderci conto che la vita, nonostante i problemi, le fatiche e le contrarietà, non è mai da buttare perché è dono di Dio!
Vedere bene vuol dire anche imparare la difficile ed importantissima arte del saper vivere il momento presente mentre spesso ci comportiamo come se fossimo alla guida di un’auto e invece di guardare ciò che abbiamo davanti ci preoccupiamo di ciò che potrebbe accadere 5 Km più avanti. Se imparassimo a concentrarci sul qui e ora ci accorgeremmo che ogni singolo momento della giornata è prezioso e in più avremmo meno la sensazione di sentirci dissipati e sfibrati.
Spesso non sappiamo vedere il bello di ciò che viviamo perché non sappiamo gustare l’istante, siamo sempre con la testa e il cuore altrove. Vedere bene è anche saperci guardare attorno e non viaggiare con il paraocchi, è saperci stupire di ciò che ci circonda sia che viviamo in campagna o in città, è renderci conto delle persone che abbiamo accanto nelle quali spesso Dio si rivela: in quelle che ci amano così come in quelle che non sopportiamo. Troppo spesso sfrecciamo accanto agli altri dando per scontato che ci siano o rischiando di classificarli in fretta. A volte quando ci troviamo nella prova ci lamentiamo con il Signore, lo accusiamo di essere assente mentre spesso è lì accanto, in chi si sta prendendo cura di noi, in chi ci sa accogliere ed ascoltare. Quest’ultimo aspetto, l’ascolto, è l’altro canale che ci consente di accorgerci della presenza di Dio.
Troppo spesso siamo in ascolto solo di noi stessi, dei nostri ragionamenti, bisogni e sentimenti mentre occorre imparare a cambiare disco, innanzitutto dedicando ogni giorno, qualche minuto per leggere, ascoltare e meditare la Parola di Dio che ci offre spunti e prospettive diverse sull’esistenza; anche in questo caso è un lavoro da svolgere quotidianamente perché siamo altamente scostanti e le Parole di Dio tendono a non attecchire in noi. Il Signore oltretutto si rivela anche nelle parole di chi incrociamo sul nostro cammino.
'Gli amanti' (1928), opera del belga René Magritte (1898-1967), è un dipinto assurdo ma è proprio lo scopo del pittore, è tipico del suo stile e del suo linguaggio poiché amava raccontare la contraddizione celata nella realtà, il non senso e l’assurdità dell’esistenza. Come possono un uomo ed una donna amarsi se i loro volti sono totalmente coperti? Come possiamo accorgerci di Dio e del suo immenso amore per noi se non sappiamo aprire lo sguardo e le orecchie? Come possiamo essere davvero felici se non impariamo a guardare e ad ascoltare ciò che ci accade nella realtà nella quale viviamo?
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta.
Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte.
Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura. Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea.
Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito.
Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.