Religio et Fides | 27 agosto 2023, 09:00

'Consegna delle chiavi', 1515-1516 - Raffaello

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'Consegna delle chiavi', 1515-1516 - Raffaello

Il brano di Vangelo ci ricorda innanzitutto perché i papi, quando vengono eletti, cambiano nome; il primo della storia si chiamava Simone ma Gesù gli dirà: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa”.

L’apostolo si chiamerà così perché è il primo fondamento sul quale Gesù inizia a costruire la Chiesa esattamente come quando si inaugura un edificio di importanza pubblica o sociale e si compie la cerimonia della posa della prima pietra. Ma non finisce qui, il Maestro gli consegna anche le chiavi del Regno, come rappresentato da Raffaello nel cartoncino preparatorio per gli arazzi della Cappella Sistina abbozzato tra il 1515 e il 1516 custodito presso il Victoria and Albert Museum di Londra.

A chi daremmo le chiavi di casa o dell’auto? Soltanto a qualcuno di cui ci fidiamo totalmente. Questo rivela che Dio si fida di noi più di quanto noi ci fidiamo di noi stessi e ci affida la sua Chiesa pur essendo ben consapevole dei nostri limiti; essa nasce per volontà e desiderio di Dio che ne è il fondamento e la guida principale ma allo stesso tempo la consegna agli uomini con un grande atto di fiducia.

Pietro stesso, guardando a ciò che ci narrano le Scritture, rivelerà le sue luci ma anche le sue ombre, arrivando fino a rinnegare il Maestro durante la Passione.

Gesù chiede ai discepoli: “Ma voi, chi dite che io sia?” e il primo Papa della storia offre una gran bella risposta, teologicamente corretta: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ma qualche minuto dopo, come leggeremo nel Vangelo di domenica prossima, Pietro fa una pessima figura nel momento in cui Cristo rivela che dovrà subire sofferenza e morte e infatti trasportato dal suo tipico entusiasmo risponderà così: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai” e Gesù lo fredderà con queste parole: “Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!”.

Pietro siamo noi, uomini e donne abitati da luci e tenebre, capaci di dare il meglio e dopo qualche secondo il peggio. Eppure la cosa più sorprendente è che Dio si fida di noi così come si è fidato degli apostoli, si fida pur sapendo che non siamo sempre costanti nel bene e nella fede ma Lui è fatto così. “Ma voi, chi dite che io sia?”, potremmo rispondere in questo modo: “Sei Qualcuno che ci ama, che si fida di noi pur conoscendo molto bene come siamo fatti”.

Ciascuno di noi come Pietro è chiamato ad essere una pietra, a fare la propria parte nel vastissimo edificio che è la Chiesa e che è la società umana; ad ognuno di noi Dio consegna una chiave che ci apre alla relazione con Lui e con gli altri, chiave che possiamo usare o tenere tutta la vita in tasca o posata in qualche angolo dimenticato. Gesù chiede al primo Papa di essere pietra e di usare le chiavi del Regno, lo stesso vale per noi, siamo chiamati ad essere pietre non perchè duri, insensibili e testardi ma perché strutturati e fondati su Colui che è davvero solido.

Le chiavi rappresentano anche la capacità che abbiamo di aprirci al bene e al bello e di chiudere le porte a tutto ciò che è male e bruttura. “Ma voi, chi dite che io sia?”, chi è Gesù per me? E’ il fondamento della mia vita? Su cosa e chi mi poggio? Sono una pietra robusta o mi sgretolo? Non dimentichiamoci che la fede in Dio ci dona solidità nell’affrontare e nel reggere le sfide quotidiane confidando che non siamo mai abbandonati a noi stessi come evoca questo passaggio del salmo 137: “Signore, il tuo amore è per sempre: non abbandonare l’opera delle tue mani”.

Le chiavi del Regno, del paradiso che Dio mi ha dato le uso? Oppure in me entra ed esce di tutto? Cosa sto facendo della mia vita? Sono vigilante su ciò che è bene per me e per gli altri e chiudo le porte al male? Come leggiamo nel Vangelo, le chiavi che Gesù consegna a Pietro sono strettamente collegate al Regno dei cieli, sono connesse al Paradiso e il nostro accesso a esso dipenderà da come abbiamo vissuto, non se siamo stati perfetti ma se abbiamo cercato di aprirci al bene, al bello, agli altri e a Dio chiudendo a tutto ciò che non ci consente di essere davvero ciò che siamo, dando così compimento alla nostra vera bellezza. 

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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura. Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui. Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore. Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore. Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it