I lavori di realizzazione di una seconda canna al traforo del Monte Bianco costerebbero ai 'cugini' d'Oltralpe ben più che agli italiani, per via degli inevitabili e complessi interventi, non solo di messa in sicurezza, lungo la strada tutta curve e in forte pendenza che dall'uscita del tunnel porta al bivio tra la statale verso l'Autoroute Blanche e Chamonix.
Ma sbaglia chi pensa che a raffreddare i francesi rispetto al progetto siano soltanto i costi dell'opera. Il vero timore, per gli amministratori della Savoia e più in generale per lo Stato francese, sono le organizzatissime, agguerrite e molto partecipate associazioni ambientaliste che operano nella Vallée de l'Arve e più estesamente in Alta Savoia, da sempre contrarissime al raddoppio del tunnel. In una recente riunione dei vertici dipartimentali della Haute Savoie un amministratore ha detto chiaramente che l'ipotetico avvio dei lavori per la doppia canna "causerebbe moti di protesta simili a quelli scatenati in Val di Susa contro l'Alta Velocità e noi questo non lo vogliamo, anche perché le manifestazioni al tunnel comporterebbero blocchi continui al cantiere dalle conseguenze imprevedibili".
Difficile dargli torto e il ricordo si ferma a meno di un anno fa, quando i gruppi ambientalisti francesi e italiani 'Dernière Rénovation' e 'Ultima Generazione' organizzarono un blocco stradale agli ingressi del tunnel semplicemente sedendosi a terra al centro della carreggiata e legandosi vicendevolmente le caviglie con delle catene di sicurezza per motorini. Durò poco più di un'ora e in quel lasso di tempo i mezzi pesanti e leggeri formarono code lunghissime su entrambi i lati del traforo. Una scena che, come paventato non soltanto da quel sindaco francese, in caso di conferma del cantiere 'doppia canna' potrebbe ripetersi ogni giorno, in misura ben più ampia e duratura e molto prima dell'avvio stesso dei lavori.