Voi dite "Non è retto il modo di agire del Signore. Ascolta dunque, casa d'Israele: Non è retta la mia condotta o piuttosto non è retta la vostra?"
Queste parole, con le quali si apre la prima lettura tratta dal libro del profeta Ezechiele, rispondono a un interrogativo che spesso sorge in noi e che ci conduce a dubitare dell’esistenza o della bontà di Dio: perché vi sono guerre, ingiustizie e malvagità nel mondo? Perché Dio non fa nulla? Non è Lui che compie il male ma siamo noi umani, tutto ciò che non ci piace del nostro mondo; non dipende dal Signore ma dal cattivo uso che facciamo della nostra libertà, infatti poco più avanti leggiamo: "Se il giusto si allontana dalla giustizia e commette il male e a causa di questo muore, egli muore appunto per il male che ha commesso".
Se mi metto nei guai non dipende da Dio che si diverte a complicarmi la vita ma dalle scelte errate che compio e che rischiano di rovinare la mia esistenza e quella altrui; meccanismo che avviene nell’ambito personale e anche a livello mondiale causando conflitti, violenze, soprusi, povertà, inquinamento e infelicità.
Nel salmo 24 vi è questo passaggio: “Buono eretto è il Signore, indica ai peccatori la via giusta”. Se desidero andare in una località della quale non conosco la direzione per arrivarci devo fidarmi di ciò che mi suggerisce il navigatore o le indicazioni stradali; lo stesso vale per l’esistenza: Dio ci ha detto cos’è bene e cos’è male, ci ha mostrato qual è la strada che conduce alla felicità. Se però noi prendiamo altre vie, almeno dobbiamo aver l’onestà di non puntare il dito contro di Lui se ci troviamo nei guai e smarriti. L’errore nel quale spesso incorriamo è quello di ascoltare solo noi stessi ignorando ciò che ci ha insegnato Dio per il nostro bene. Ogni giorno, più volte nella giornata è come se ci trovassimo di fronte ad un bivio: dar retta solo a me stesso oppure provare a guardare le cose dal punto di vista del Signore agendo di conseguenza.
Il brano di Vangelo completa la riflessione iniziata con la prima lettura alla luce della parabola raccontata da Gesù: un padre invita i propri due figli ad andare in vigna a lavorare. Il primo risponde che non è ha voglia però poi si pente e torna sui propri passi e ci va; anche il secondo non ne ha voglia, dice che ci andrà ma in realtà non lo fa.
'Il mondo che vorrei' è il quindicesimo album di Vasco Rossi, uscito il 28 marzo 2008. Quante volte ci lamentiamo del mondo nel quale viviamo, accusiamo Dio di inerzia e di assenza e non abbiamo il coraggio di farci un sano esame di coscienza e ammettere che tutto ciò che ci indigna è opera nostra.
Vi invito ad ascoltare il brano che dà il titolo all’album, in particolare vi sottolineo queste parole: “Non si può fare quello che si vuole, non si può spingere solo l'acceleratore”.
A volte occorre alzare il piede dall’acceleratore, rallentare e svoltare per tornare sui nostri passi esattamente come fa uno dei due figli della parabola. Molti guai nella nostra esistenza e nelle questioni mondiali dipendono dal fatto che andiamo dritti a tutta velocità dando retta solo al nostro io, ai nostri interessi, alla rabbia, alla vendetta, ai pregiudizi, all’egoismo, alla sete di potere e di successo, al nostro desiderio di primeggiare senza mai rallentare e chiederci: ma dove sto andando? Dove mi sta portando tutto questo?
Senza avere il coraggio di cambiare sguardo, idee e ammettere con onestà che forse dobbiamo fare una bella svolta a U e ritrovare la giusta direzione. Se mi perdo, se mi scopro infelice, disorientato, smarrito non è colpa di Dio che si diverte a giocare con me e a mettermi in difficoltà, ma da me che sto andando a tutta velocità ascoltando solo me stesso ignorando le indicazioni stradali che Lui ha posto sulla mia strada. Se vi sono molte cose nel mondo che non funzionano non è colpa di Dio che si è momentaneamente distratto o assentato ma dal fatto che come umanità andiamo dritti come schegge, ignorando le parole che Lui ci ha donato nella Bibbia e con le quali desidera mostrarci la direzione che ci conduce al bene, alla felicità terrena e un giorno a quella eterna.
Lascio a me e a voi una domanda: e io dove devo rallentare per poi svoltare?
--------------------------------------------------------------------------------------------
Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.