Metti a posto! E’ un ritornello che si sente spesso ripetere in casa quando lasciamo in disordine, quando le camere dei figli sono in un caos apocalittico. Personalmente sostengo che l’ordine esteriore sia un po' il riflesso di quello interiore, non è matematico, ma credo che le due cose vadano insieme. Ogni cosa al suo posto!
Questo sembra essere l’insegnamento che ci offre il brano di Vangelo dove Gesù interpellato se sia giusto o meno pagare il tributo a Cesare afferma: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.
Spesso la vita rischia di essere caotica perché non c’è ordine, non sappiamo definire le priorità e organizzarci di conseguenza. Dovremmo iniziare dalla gestione del tempo, decidendo l’orario di sveglia e nel quale andare a dormire senza variare troppo perché una certa regolarità nel sonno è fondamentale per l’equilibrio psicofisico e lo stesso vale per il mangiare; occorre poi avere qualche attività extra lavorativa che ci aiuti a staccare e a sfogarci mentalmente o fisicamente sennò siamo come pentole a pressione sempre sull’orlo di esplodere. E’ bene avere anche un sano rapporto con il lavoro che, per quanto importante sia e vada svolto con passione, dedizione e responsabilità, non può invadere tutta l’esistenza sottraendo tempo al risposo, allo sport, alla famiglia, agli amici, per questo è necessario non sforare troppo e darsi un orario di inizio e di fine.
Occorre però dare a Dio ciò che è di Dio non trascurando la relazione con Lui, alla quale va dedicato del tempo perché ne va della nostra salute interiore. Il serio rischio che tutti corriamo è quello di dare tutto a Cesare, cioè al lavoro, al guadagno, all’acquistare, all’apparire, al conquistare potere e prestigio, alle cose del mondo alcune anche buone e valide dimenticando del tutto il Signore.
Dedicare del tempo per stare con Lui contribuisce a creare ordine in me, a mettere le cose al posto giusto, a individuare le priorità. Fermarmi a pregare mi aiuta ad osservare l’esistenza con calma, sotto la luce divina e a rendermi conto di cosa è fuori posto, dove occorre fare ordine, dove spostare, dove togliere, dove cambiare.
Se ci pensate la stessa cosa accade in ambito domestico, quando in casa si è sempre di fretta non ci si accorge nemmeno del caos, non c’è tempo per notarlo mentre è sufficiente rallentare un attimo, guardarsi attorno per intuire che c’è troppo disordine.
Come non si può vivere bene in un appartamento troppo caotico così non possiamo essere sereni se dentro di noi non c’è equilibrio, se siamo solo protesi al fare, al guadagnare, al curare l’esteriorità e la materialità dimenticandoci del tutto della vita spirituale.
Paula Salischiker (1983) è una fotografa contemporanea di origine canadese che nel 2011 ha realizzato una serie di scatti dal titolo “L’arte di conservare” visitando appartamenti di persone che soffrono di disposofobia cioè di accumulo compulsivo, l’incapacità di buttare via oggetti. Come vediamo dalla foto, è il caos totale a tal punto che diventa addirittura difficile muoversi con una certa libertà.
Certamente si tratta di casi limite, di malattia, però la nostra esistenza a volte non è molto lontana dall’immagine che vi ho proposto, non si sa più da che parti girarsi e questo accade quando un aspetto dell’esistenza tende a prevalere su tutto in modo eccessivo, quando si corre dietro a tutto e tutti e non si decide cosa fare e cosa no, non ci si chiede cosa sia davvero essenziale.
Fare ordine implica dare una giusta collocazione alle priorità, darsi una disciplina su alcuni aspetti basilari e con questo non vuol dire diventare dei pignoli perfezionisti ma persone che sanno collocare nel posto giusto le varie dimensioni della propria esistenza e tra queste vi è la vita spirituale, la cura della preghiera e della relazione con Dio, dando spazio anche a Lui perché è fondamentale per mantenere vive la fede, l’amore e la speranza. Queste richiedono cura e attenzione, come ricorda san Paolo al termine della seconda lettura.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.