Religio et Fides | 03 dicembre 2023, 07:00

'Fili', 2021, di Francesco Zavatta (1986)

Lettura d'arte domenicale a cura di Don Paolo Quattrone

'Fili', 2021, di Francesco Zavatta (1986)

 

 

“Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” sono parole che riecheggiano dalla prima lettura tratta dal libro del profeta Isaia.

Quante volte, soprattutto di fronte al male che vediamo in svariate forme, ci viene da urlare a Dio: “squarcia i cieli e vieni a fare qualcosa, agisci e metti le cose a posto!” oppure ci viene da pregare con parole simili a queste contenute nel salmo 79: “Guarda dal cielo e vedi e visita questa vigna” chiedendo cioè al Signore che venga a visitare l’umanità per restituirle speranza.

Inizia l’Avvento, tempo liturgico che la Chiesa ci offre per prepararci al Natale e ribadire a noi stessi un aspetto fondamentale per la nostra fede ed esistenza: Dio ha squarciato i cieli, è sceso, si è fatto uomo, è uscito dall’eternità per entrare nella nostra dimensione terrena e visitarci, lo ha fatto circa duemila anni fa con la venuta di Cristo.

Ed ecco allora che possiamo agganciarci al testo del Vangelo secondo Marco ed in particolare a questo monito di Gesù: “Fate attenzione!”.

 

L’Avvento e il Natale sono l’occasione giusta per accorgerci di qualcosa che spesso ci sfugge perché presi da noi stessi, dai problemi, da ciò che dobbiamo fare, dalla dimensione materiale, da uno sguardo troppo orizzontale. Dio ha squarciato i cieli, non ha deciso di starsene per conto proprio ma è in mezzo a noi e non solo, è in noi, dentro a ciò che viviamo, dentro alla quotidianità ma troppe volte siamo distratti.

Nel brano di Marco il Maestro chiede ai discepoli -e perciò anche a noi- di stare attenti perché non sapremo quando sarà il momento nel quale ci incontreremo definitivamente con Lui. Di una cosa siamo sicuri: Dio è venuto sulla terra e anche se dopo la sua morte e resurrezione è asceso al cielo Egli è ancora con noi fino alla fine dei tempi proprio come è scritto alla fine del Vangelo di Matteo dove Gesù ascendendo annuncia agli apostoli: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Non sappiamo quando ci troveremo faccia a faccia con Lui, quando concluderemo il nostro cammino terreno e quando giungerà la fine dei tempi ma una cosa è certa ed è che Dio si è fatto uomo e che possiamo incontrarlo ancora oggi, quotidianamente; si tratta però di essere vigilanti per non perderlo di vista.

Per ogni domenica di Avvento sottolineerò un aspetto nel quale occorre essere attenti per accorgerci che il Signore c’è, per non cadere nella tentazione di pensare che si sia dimenticato di noi. Nel brano di Vangelo Gesù ci insegna a vegliare, cioè a stare svegli! Possiamo accorgerci di Dio fin dalle prime luci dell’alba se, appena svegli, troviamo cinque minuti per rivolgerci a Lui.

Sovente la sensazione di essere soli nell’affrontare la vita dipende dal fatto che iniziamo la giornata soli, concentrati e ripiegati su noi stessi mentre sarebbe sufficiente appena aperti gli occhi farci un segno di croce, invocare lo Spirito Santo, affidare al Signore il nuovo giorno per accorgerci che Lui ha squarciato i cieli ed è presente.

Pregare al mattino ci aiuta a svegliarci bene, a iniziare con il piede giusto; con questo non significa che andrà tutto liscio ma vuol dire cominciare con la consapevolezza che non contiamo esclusivamente sulle nostre forze ed energie.

Vegliare è anche saper spalancare gli occhi e sono più che sicuro che il primo luogo nel quale possiamo scorgere la presenza di Dio sia nella bellezza che ci circonda, da quella naturalistica a quella artistica. Non a caso questa rubrica, giunta al tredicesimo anno di vita, si intitola Letture d’arte.

Dio lo si trova nella bellezza e profondità delle pagine della  Parola ma anche nelle innumerevoli opere che l’uomo nel passato e ancora oggi è in grado di produrre, come nel caso di Francesco Zavatta (1986) artista contemporaneo milanese che concentra il suo lavoro su due filoni che sembrano opposti e che lui fa dialogare: natura e urbanità, come nel caso di 'Fili' del 2021. E’ un’opera che ci invita ad alzare gli occhi per guardare oltre i cavi del tram di Milano e accorgerci del cielo che, vi assicuro per esperienza, anche a Milano può essere intensamente azzurro e terso.

In questa prima settimana di Avvento riscopriamo la bellezza di pregare appena svegli; troviamo qualche momento per farci due passi nella natura e anche se abitiamo in una città indirizziamo lo sguardo verso il cielo, verso un albero o un parco; andiamo a visitare un museo e ci accorgeremo che Dio ha già squarciato i cieli ed è tra noi. 


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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.

Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.

Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.

Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.

Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.  

don Paolo Quattrone-red.laprimalinea.it