San Paolo dalla seconda lettura ci invita ad avere cura e rispetto del nostro corpo perché è anche attraverso di esso che entriamo in relazione con il divino. Alla luce della prima lettura direi che dovremmo imparare a valorizzare soprattutto una parte: le orecchie, oltretutto ne possediamo ben due! Non credo che Dio ce le abbia fornite solo per estetica. Samuele per ben tre volte confonde la voce del Signore con quella del sacerdote. Egli, ci insegna che Dio parla ma noi spesso non sappiamo riconoscerlo. E’ molto bella la risposta che il giovane dà al Signore la quarta volta che si sente chiamare: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”.
Dio parla molto di più di quanto immaginiamo; il problema siamo noi che non sappiamo accorgerci della sue parole e di conseguenza non siamo in grado di porci in un atteggiamento di ascolto.
Tempo fa una persona mi ha confidato: “Non riesco più a sentire Dio!” Allora le ho chiesto: “Ma tu cosa fai per ascoltarlo?”. Le nostre orecchie sovente sono sintonizzate solo su ciò che viviamo, sulle emozioni che proviamo, sui nostri ragionamenti e convinzioni, sui film che ci costruiamo, ma raramente proviamo a cambiare canale e a dire: e se provassi a sentire cosa il Signore ha da dirmi riguardo questa situazione? Se io ascolto sempre la stessa musica come faccio a conoscere altri brani e cantautori? Cambiamo canale, non ascoltiamo soltanto le nostre idee, sensazioni, emozioni, convinzioni, elucubrazioni ma proviamo a sintonizzarci anche su Dio. Come fare?
Per esempio prendiamo le letture che la liturgia della Chiesa ci offre ogni giorno, leggiamole e poi sottolineiamo la frase che ci ha più colpiti, è sufficiente individuarne una sola! E’ quella parola che mi accompagnerà oggi, magari vado anche a scriverla in modo da poterla rileggere durante la giornata e anche quando giungo a sera.
Basta cominciare e poco per volta scopriremo che Dio ha sempre qualcosa da suggerirci. Può accadere forse che un giorno non individuiamo nessuna frase, non scoraggiamoci. Torniamo a quella del giorno prima oppure può darsi che il Signore oggi non ci dica nulla attraverso la Parola ma magari lo faccia attraverso una persona che incontreremo o una pagina di un libro o una situazione che vivremo. Dio è un chiacchierone, parla spesso e in molti modi pur di donarci qualche parola per suggerirci la via del bene, per ispirarci e per non farci mai sentire soli. C’è un’altra via per accorgerci delle sue parole: "rientrare" in noi stessi, ricordandoci però che sia dentro che fuori di noi c’è un altro chiacchierone che è il demonio il quale le inventa tutte pur di fregarci e di portarci fuori strada.
Dio ci parla attraverso le ispirazioni che vengono dallo Spirito Santo che bussano pacatamente alla porta della nostra interiorità lasciandoci liberi di aprire o meno, si propongono e non si impongono, anche se a volte possono spiazzarci o possono chiederci di cambiare piani ma alla fine ci conducono alla pace e non al turbamento e all’ansia. Il diavolo invece ci parla tramite le suggestioni che descriverei così: delle illusioni che crea per ingannarci travestendo il male da bene, per confondere la nostra percezione della realtà in modo che cadiamo in tranello; esse tendono a imporsi come se non avessimo altra scelta, come se fossero l’unico modo per essere felici.
Oltre che usare bene le orecchie occorre allora anche drizzarle per capire, con l’aiuto dello Spirito Santo, da chi provengono certe intuizioni.
Robert Capa (1913-1954) è lo pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, fotografo ungherese dalla vita spericolata che ha realizzato molti reportage di guerra cercando di cogliere le emozioni ed entrando il più possibile nella realtà, celebre la sua frase: “Se le tue foto non sono buone, vuol dire che non eri abbastanza vicino”.
Ernest Hemingway con suo figlio a Sun Valley (1941) è uno scatto che coglie lo scrittore, con il quale era nata una profonda amicizia, intento a dialogare famigliarmente con il figlio. Sappiamo trovare del tempo per dialogare con il Signore non parlando solo noi? Sappiamo comunicare con Lui?
Spesso tra noi e Dio, così come con le persone, si fa fatica per un motivo ben chiaro: non si comunica e in particolar modo non ci si ascolta.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.