Non mi hanno per nulla stupito i tanti strafalcioni sulla Valle d'Aosta e su altre regioni italiane contenuti nella campagna ‘Italia Open to Meraviglia’ messa a punto dalla Armando Testa e costata al ministero del Turismo circa nove milioni di euro.
Un capolavoro al contrario che ha generato un'immediata e inferocita interrogazione parlamentare, si badi bene, non delle opposizioni (Schlein evidentemente troppo impegnata dall'ampio servizio su Vogue per interessarsi d'altro) bensì nientemeno che del capogruppo di Forza Italia in Commissione Giustizia del Senato, Pierantonio Zanettin.
Nelle puntate precedenti dello psicodramma culturale imbastito da alcuni ministri del Governo Meloni non sono mancate gaffes colossali (tanto per citarne una, quella di Sangiuliano sulla fiction Rai su Oriana Fallaci, da lui ignorata, resterà negli annali), ma non si può dimenticare che figuracce anche peggiori ne ha fatte eccome il suo predecessore, Patrizio Bianchi ('speriamo che faremo bene...'; 'Io ministro? Ieri l'ho imparato...').
L'arretratezza culturale della nostra classe politica è lo specchio fedele dell'arretratezza culturale di un Paese primo in Europa per l'acquisto di tecnologia smart ma che non sa più leggere un libro dall'inizio alla fine e di conseguenza nemmeno parlare; che comunica con messaggini e comici simboletti. Ma l'ignoranza del politico (e ricordiamo a onor del vero che di leader colti e preparati ancora ce ne sono, fortunatamente) tutto sommato c'entra poco, in questa fallata operazione di 'Open to Meraviglia', testo scritto mica da Daniela Santanché - ministro del Turismo che ha commissionato la campagna e che peraltro ha casa in Valle d'Aosta - ma dai professionisti della Armando Testa, il più grande gruppo di comunicazione italiano nel mondo. Il Governo ha molto probabilmente una 'culpa in vigilando', perché le cose si fanno sempre più senza controllo, senza verifica, con una superficialità che non patisce vergogna.
Ecco, ciò che a me ha stupito maggiormente è stata la risposta dell'azienda alle accuse e alle critiche, tutte peraltro fondatissime e legittime, rivolte alla cestinabile campagna promozionale. In tempi non lontani come minimo la Armando Testa si sarebbe scusata, assicurando sanzioni severe nei confronti dei suoi superficiali scrivani (che non si capisce dove possano aver tratto ispirazione per poter affermare che nella Valpellinentze c'è la carne o che il Forte di Bard si trova tra Saint-Vincent e Chatillon, per non parlare della solita, inesistente 'Val' d'Aosta che non esiste e qui mi fermo perché mi sono ripromesso di non dar ulteriore megafono agli strafalcioni) e dichiarandosi pronta risarcire materialmente, in soldoni, il danno (tra l'altro il video-promo sulle bellezze dell'Italia è stato girato in Slovenia e qui si potrebbe definire la cosa con terminologia più vicina agli ambiti giudiziari che culturali...).
Ma questi sono i tempi in cui arroganza, negazione dei propri limiti ed errori e supponenza regnano incontrastati e così l'azienda ha comprato una pagina del Corriere della Sera (lo spazio qua sopra) per "ringraziare" del clamore suscitato da 'Open to Meraviglia' ovvero per dire che proprio per merito degli impronunciabili strafalcioni e alle indegne gaffes storico-geografiche contenute nella campagna si sono sviluppati in questi giorni 'dibattiti' (e che c'è da dibattere sulla carne nella Valpellinentze?) e 'discussioni' che l'han fatta sentire, testualmente "la più grande agenzia italiana".
Un po' come se i mariti maltrattanti comprassero una pagina sui giornali per dichiarare che grazie al loro comportamento si sono sviluppati in Italia un confronto e un sentimento sociale che hanno condotto a leggi specifiche sulla violenza di genere e al Codice Rosso: "Ci sentiamo davvero i migliori uomini possibili per le nostre donne...".
A me sconvolge la totale incapacità della stragrande maggioranza della nostra comunità - cittadini, aziende, istituzioni, associazioni e qualsivoglia consorzio umano - di chiedere scusa quando si rende responsabile di errori così marchiani e ingiustificabili come quelli contenuti in 'Open to Meraviglia'. Di ammettere lo sbaglio e attivarsi immediatamente per riparare senza cercare altri colpevoli o pretesti. Ho fatto fatica anche io alle volte, ma è una questione di esercizio e alla fine ho imparato a dire "colpa mia" quando lo è.
E nel caso specifico mi fa oltremodo arrabbiare il tentativo della Armando Testa di giustificare gli strafalcioni facendoli passare per un'operazione quasi decisa a tavolino, una reale strategia di marketing per far parlare di sé e dell'Italia in Europa e nel Mondo. Farci credere una cosa del genere è prenderci tutti per deficienti, per ignoranti creduloni: un caso clamoroso di 'pèso el tacòn del buso' che offende le intelligenze.
Un consiglio ai professionisti della Armando Testa: io il dialetto veneto non lo conosco, quindi sono andato a vedere come si scrive...