Vi invito a leggere con profonda attenzione la lettura biblica di oggi tratta dal libro del Siracide, poiché ci offre un valido spunto di riflessione quasi a continuare quanto sottolineato domenica scorsa, alla luce del brano del Vangelo di Matteo, dove ci veniva suggerito di non tenere dentro rancori e malumori cercando invece di chiarirci con le persone con le quali ci sono fatiche e incomprensioni relazionali.
Il brano si apre con queste parole: 'Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro'. Entriamo dentro noi stessi e chiediamoci se vi albergano da qualche parte questi sentimenti. E’ normale, per quanto viviamo ogni giorno, che ogni tanto si annidino in noi rabbia, astio, desiderio di vendetta, antipatie, gelosie ma non è normale che permettiamo a tutto ciò di permanere in noi, di prendere fissa dimora perché a lungo andare ci logora come la ruggine, come l’acido che corrode anche le superfici più robuste.
C’è chi porta dentro di sé risentimento verso qualcuno per anni, addirittura per tutta la vita ma questo ci fa del male, si è sempre lì a ritornare sullo stesso episodio, su quella ferita, sul torto subito. Se non riesci a fare quanto suggeriva il brano di domenica scorsa, cioè a chiarirti con quella persona e ad andare oltre perché magari non c’è da parte sua l’intenzione di riallacciare i rapporti o perché tu proprio non ci riesci, almeno però non permettere che questa cosa si depositi nel tuo cuore; affida la tua ferita, il tuo rancore che covi almeno a Dio, vai da Lui e metti tutto nelle sue mani. Infatti, come recita il salmo 102: "Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue infermità, salva dalla fossa la tua vita, ti circonda di bontà e misericordia".
Quando si affacciano in noi sentimenti negativi verso qualcuno, affidiamoli al Signore perché possa sanare quelle ferite, perché non permetta che io mi affossi e mi impantani pensando sempre e solo a quel torto o a quell’ingiustizia subìta ma mi aiuti ad andare oltre, alzando lo sguardo, perché nella vita ci sono tante cose belle alle quali pensare e dedicarsi.
Corriamo dal Signore quando in noi coviamo invidia, desiderio di vendetta, fastidio verso qualcuno e ci sentiremo circondati dal suo amore, dalla sua tenerezza e anche il nostro cuore e la nostra mente si inteneriranno e forse riusciremo a guardare quella persona, con la quale facciamo fatica, con uno sguardo diverso, meno duro, rendendoci conto che siamo tutti sulla stessa barca, che ognuno ha le sue imperfezioni e forse la cosa più importante e difficile è accettare l’altro così com’è.
E’ altrettanto profondo e importante questo passaggio della prima lettura: “Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati?” Parole che non necessitano di grandi commenti. Come fai a metterti davanti a Dio nella preghiera e a Messa se non gli affidi il marciume che c’è in te?
Andiamo davanti al Signore con onestà, senza vergognarci dei sentimenti negativi che possono annidarsi in noi, non scandalizziamocene ma non permettiamo che si depositino e che prendano fissa dimora perché a lungo andare ci inquinano del tutto. Per evitare che rabbia, acredine, astio, invidia, sete di vendetta si annidino è bene avere qualcuno di fiducia e di cui nutriamo stima ed affetto con il quale sfogarci, ma ricordiamoci che non basta, occorre sottoporci anche alla misericordia di Dio, che è la sola che può sanare certe ferite interiori.
'Immondezzaio' è un disegno datato 1883 trovato tra gli appunti di Vincent van Gogh (1853-1890) dove si scorgono uomini e donne che smistano rifiuti e detriti. Spesso la nostra interiorità è un’immondezzaio, vi si accumula di tutto a causa delle molteplici difficoltà che possono insorgere a livello di relazioni. Ciò che conta è non permettere che i sentimenti avversi si ammucchino, ma occorre fare come i protagonisti del disegno e andare a vedere quale spazzatura c’è, distinguerla, raccoglierla e portarla via.
Ma questo non possiamo pretendere di farlo da soli, contando esclusivamente sulle nostre forze, bensì insieme a Dio che è l’unico in grado di aiutarci a far luce nella nostra interiorità, ad essere veri con noi stessi, a chiamare i sentimenti con il loro nome, affidandogli tutto ciò che di negativo si è accatastato nel cuore.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito.
Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore. Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.