E in particolare mi soffermo sul passaggio nel quale Dio promette ad Abramo che sarà padre di una grande discendenza, non a caso lui è capostipite e patriarca delle tre religioni monoteiste: ebraismo, islam e cristianesimo (questo aspetto che ci ricorda che ebrei, musulmani e cristiani non sono nemici ma parenti). Il Signore si rivolge ad Abramo così: “Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle” e soggiunse: “Tale sarà la tua discendenza”.
E’ una riflessione che vi ho già proposto nella terza domenica di Avvento ma che merita rinnovare e approfondire, tanto più a conclusione d’anno civile. Non so se ieri avete fatto l’esercizio che vi ho proposto, quello di presentare a Dio quanto vissuto in questo anno, se non l’avete fatto trovate un momento oggi e aggiungete questa ulteriore riflessione: quali sono state le stelle di quest’anno? Dio promette al patriarca che i suoi discendenti saranno numerosi come le stelle del cielo. Dedichiamo uno spazio di tempo prima di passare al 2024 per ripercorrere ciò che abbiamo vissuto e nello specifico chiederci quali persone costellano la nostra esistenza, quali sono le stelle luminose, preziose, i punti di riferimento, i compagni di viaggio, coloro che amiamo frequentare, con i quali stiamo bene poiché non ci sentiamo giudicati e possiamo essere davvero noi stessi, confrontandoci, confidandoci, condividendo sia gioie che fatiche. Facciamo una carrellata dei volti apparsi nel 2023, ringraziamo per quelli significativi, con i quali abbiamo vissuto bei momenti o che ci sono stati accanto in quelli più duri e iniziamo partendo dalla nostra famiglia; non sarà santa come quella di Gesù ma vi saranno sicuramente persone preziose che a volte diamo per scontato che ci siano.
Guardiamo nel cielo dell’anno che si conclude e contiamo le stelle, le persone che per noi sono state importanti e sono state luce e ringraziamo Dio per questo.
Successivamente guardiamo un po’ a noi stessi e ciascuno si chieda se è stato luminoso per gli altri, per coloro che abbiamo incrociato, per chi vive con noi in casa, sul posto di lavoro, a scuola, là dove svolgiamo qualche attività di volontariato, in parrocchia, in oratorio, in un gruppo del quale facciamo parte. Chiediamoci con onestà: chi si è imbattuto in me ha incontrato una nuvola nera o un raggio di sole? Chi mi si è accostato ha tratto un po’ di beneficio oppure è stato sommerso soltanto da lamentele e brontolii? Quando gli altri si relazionano con me si imbattono in un tubo si scappamento che butta fumo, inquina e toglie il respiro oppure ricevono una boccata d’ossigeno? L’essere persone luminose non dipende esclusivamente dal carattere e dalla nostra buona volontà, la luminescenza va coltivata e questo avviene se sappiamo entrare in relazione con Colui che è la Luce vera che mai si spegne e che mai ci abbandona.
Buona fine del 2023.
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Letture d’arte è un’idea nata dieci anni fa che don Quattrone ha realizzato e che sta portando avanti per il settimanale Il Corriere della Valle della Diocesi di Aosta. Si tratta del commento delle letture della domenica compiendo un viaggio nello sconfinato panorama della storia dell’arte. Ogni settimana accosta la Parola di Dio della domenica ad un’opera, spaziando in varie forme espressive quali la pittura, la scultura, l’installazione, la fotografia, l’architettura.
Si tratta di un percorso che si muove nelle varie epoche, senza pregiudizi, scoprendo la forza e la bellezza non solo dell’arte antica ma anche di quella moderna e contemporanea. Questo cammino è iniziato quasi per gioco e sulla scia degli studi compiuti all’Accademia di Belle Arti di Brera di Milano dove Paolo Quattrone si è laureato nel 2008. La sfida è quella di riscoprire l’arte come canale privilegiato per rientrare in noi stessi, parlare di Dio e andare a Lui.
Il pensiero di fondo che caratterizza questa esperienza è quello che un’opera d’arte è tale nel momento in cui riesce a farci andare oltre la superficie, oltre la realtà. L’artista, come sosteneva Kandinskij, è un sacerdote che ha la missione di aprirci una finestra verso l’oltre, per farci accorgere che esiste una dimensione spirituale, per aiutarci ad esplorare i sentieri dello spirito. Questo ha portato don Quattrone ad affermare senza ombra di dubbio che tutta l’arte è sacra. E’ un errore immenso distinguere tra arte sacra e profana! Esiste l’arte religiosa e non, ma non è il soggetto rappresentato che rende sacra o meno una pittura, una scultura, un brano musicale o un film ma è ciò che trasmette, l’energia, la forza che suscita nel cuore dello spettatore.
Questa esperienza è possibile non soltanto ammirando opere a soggetto religioso ma anche contemplando quadri, sculture, installazioni che apparentemente sembrano non comunicare nulla di profondo. Un’opera d’arte è tale quando acquista una sua autonomia, una vita propria, quando riesce a far compiere all’osservatore riflessioni e percorsi che vanno oltre le intenzioni dell’autore.
Accostare Parola di Dio e arte vuol dire far convivere due canali che hanno la finalità di farci andare oltre la superficie, che conducono l’uomo a pensare, a scoprire la dimensione spirituale della propria esistenza.